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nella Regione Friuli Venezia Giulia (L.R. 14 novembre 2022, n. 16, art. 12, comma 4 e ss.mm.i.).

Tornare alle classi speciali? Sarebbe un fallimento - 09/12/2025

Il dibattito sull’inclusione scolastica torna sotto i riflettori dopo la recente indagine Erickson, secondo cui il 27% degli insegnanti sarebbe favorevole a un “modello a tre vie”, con classi speciali separate. Per Anffas – Associazione Nazionale Famiglie di Disabili Intellettivi e Relazionali – la questione non è aperta: l’inclusione è un valore irrinunciabile, e tornare alle classi differenziali rappresenterebbe un grave arretramento culturale e giuridico.

«Il modello inclusivo presenta criticità reali, come carenze di personale specializzato, discontinuità degli insegnanti di sostegno e differenze territoriali – spiega Alessia Maria Gatto, avvocata del Centro Studi Giuridici e Sociali di Anffas – ma ha anche indicato una direzione etica e culturale imprescindibile». La collega Corinne Ceraolo Spurio aggiunge: «Non possiamo pensare che il modello inclusivo sia sbagliato. Tornare alle scuole speciali significherebbe rinunciare al cambiamento del sistema e della società, creando invisibilità sociale».

Anffas ricorda che la scuola inclusiva è un diritto sancito dalla Convenzione Onu e dalla normativa nazionale, e non riguarda solo l’istruzione: «L’inclusione a scuola ha effetti sulla crescita di tutta la comunità – sottolinea Ceraolo Spurio – Se separiamo a scuola, cosa faremo poi nel lavoro? Creeremo luoghi di lavoro “speciali”?».

Uno dei punti chiave è rafforzare il ruolo dell’insegnante di sostegno. «È fondamentale che sia specializzato e che ci sia continuità nell’assegnazione – spiega Gatto – L’anno scorso è stata introdotta la possibilità per le famiglie di richiedere la conferma dell’insegnante supplente, una misura molto apprezzata».

Il presidente nazionale Roberto Speziale ribadisce un approccio proattivo: «Non possiamo limitarci a predire disastri. Dobbiamo conoscerlo il sistema e provare a cambiarlo, trovando soluzioni dove ci sono problemi».

Anffas ricorda anche le criticità legate all’assistenza alla comunicazione, evidenziando il caso di Trapani dove molte famiglie hanno dovuto ricorrere al tribunale per tutelare i diritti dei figli, a causa di differenze significative nell’applicazione dei PEI e delle ore di supporto.

Nonostante le difficoltà, l’associazione sottolinea che buone prassi esistono e che il modello inclusivo deve essere sostenuto, valorizzando l’autonomia e la partecipazione delle persone con disabilità. «Per Anffas – conclude Gatto – l’inclusione non è solo un modello educativo: è un principio di civiltà».

Fonte Vita.it