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nella Regione Friuli Venezia Giulia (L.R. 14 novembre 2022, n. 16, art. 12, comma 4 e ss.mm.i.).
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha emesso una sentenza fondamentale (C-38/24) l'11 settembre 2025, stabilendo un precedente significativo per i diritti dei caregiver familiari sul lavoro.
La Corte ha riconosciuto che chi assiste un familiare con disabilità grave ha diritto a accomodamenti ragionevoli sul posto di lavoro, analogamente a quanto previsto per le persone con disabilità.
I Punti Chiave della Decisione
La sentenza chiarisce che i caregiver non possono subire penalizzazioni o discriminazioni a causa del loro ruolo di assistenza. I datori di lavoro sono tenuti a ricercare e adottare soluzioni concrete e sostenibili per conciliare lavoro e cura, a condizione che tali soluzioni non comportino un onere sproporzionato.
La CGUE ha precisato che:
Il divieto di discriminazione per associazione si applica anche al caregiver che assiste la persona con disabilità.
I datori di lavoro devono implementare misure efficaci e durature per permettere la conciliazione tra l'impiego e le necessità di cura familiare.
Il rifiuto di tali accomodamenti è ammesso unicamente se l'onere per l'azienda è dimostrabilmente sproporzionato.
Il Contesto della Sentenza
La decisione origina dal caso di una madre lavoratrice addetta alla sorveglianza della metropolitana di Roma, titolare dei benefici della Legge 104 per l'assistenza al figlio con disabilità grave. La donna aveva richiesto turni mattutini stabili, accettando anche una mansione di livello inferiore, dopo che le soluzioni provvisorie offerte dal datore di lavoro si erano rivelate insufficienti.
Questa pronuncia della CGUE costituisce un precedente giuridico fondamentale, destinato ad ampliare le tutele già previste dalla normativa nazionale, come la Legge 104/1992 e la Legge 33/2023 sui caregiver familiari.
Concretamente, la sentenza permette ai caregiver di richiedere modifiche stabili di orario o turni e impegna i datori di lavoro a una valutazione attenta e all'adozione di accomodamenti non simbolici.